CSR MAGAZINE
22 Giugno 2026
Sostenibilità e reporting ESG: le novità UE che semplificano ESRS e VSME
La rendicontazione di sostenibilità europea sta entrando in una nuova fase. A maggio 2026 la Commissione Europea ha avviato una consultazione pubblica sulle versioni riviste degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) e sul nuovo standard volontario VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs), due strumenti destinati a ridefinire il modo in cui le imprese comunicano le proprie performance ESG.
Per comprendere il significato di queste novità è utile fare un passo indietro.
Gli ESRS rappresentano gli standard di riferimento per le aziende soggette alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), mentre il VSME è stato pensato per supportare le piccole e medie imprese che desiderano rendicontare la sostenibilità su base volontaria.
Le modifiche proposte si inseriscono nel cosiddetto pacchetto Omnibus, il programma europeo nato con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti amministrativi senza rinunciare alla qualità e alla trasparenza delle informazioni ESG. La direzione è chiara: meno complessità, maggiore focus sui dati realmente rilevanti e una rendicontazione più proporzionata alle dimensioni delle imprese. Un equilibrio non semplice da raggiungere, soprattutto in un contesto in cui le richieste di trasparenza lungo le catene del valore continuano a crescere.
Standard più semplici e meno dati da raccogliere
La novità più evidente riguarda la riduzione significativa delle informazioni richieste. La proposta della Commissione prevede una diminuzione di oltre il 60% dei datapoint obbligatori e di oltre il 70% del totale delle informazioni da rendicontare. Gli standard risultano quindi più snelli, più leggibili e più facilmente applicabili dalle imprese.
L’obiettivo non è ridurre l’attenzione alla sostenibilità, ma eliminare richieste considerate ridondanti o poco utili ai fini della comprensione delle performance ESG. La revisione punta, inoltre, a migliorare la qualità delle informazioni raccolte, concentrandosi sugli indicatori che supportano realmente le decisioni di investitori, clienti e altri Stakeholder.
In altre parole, il focus si sposta dalla quantità alla qualità: meno dati da raccogliere, ma più significativi per comprendere gli impatti e la capacità dell’azienda di generare valore nel lungo periodo.
Maggiore attenzione alla materialità
Le nuove bozze rafforzano il principio secondo cui le aziende dovrebbero concentrarsi soprattutto sugli aspetti realmente rilevanti per il proprio business e per i propri Stakeholder.
La valutazione di materialità viene infatti semplificata e resa più chiara, permettendo alle organizzazioni di focalizzare il reporting sugli Impatti, Rischi e Opportunità (IRO) che hanno un’effettiva rilevanza strategica.
La revisione degli ESRS semplifica il processo di valutazione della materialità e conferma l’importanza di identificare gli Impatti, Rischi e Opportunità (IRO) effettivamente rilevanti per l’impresa e i suoi Stakeholder. L’obiettivo è consentire alle organizzazioni di concentrare gli sforzi di rendicontazione sugli aspetti che presentano una reale rilevanza strategica, evitando la raccolta di informazioni su temi marginali o poco significativi.
L’obiettivo è produrre rendicontazioni più focalizzate e utili, evitando che le aziende si trovino a raccogliere dati su temi marginali solo per adempiere a un requisito formale. Questo dovrebbe contribuire a rendere i report di sostenibilità strumenti di gestione e indirizzo strategico, piuttosto che semplici esercizi di compliance.
Più flessibilità per le imprese
Un altro elemento centrale della revisione riguarda l’introduzione di maggiori margini di flessibilità.
Le aziende avranno una maggiore capacità di adattare il processo di rendicontazione alle proprie caratteristiche organizzative e operative, evitando approcci standardizzati che spesso risultavano onerosi soprattutto per le realtà meno strutturate. La logica è quella della proporzionalità: un meccanismo introdotto per limitare le richieste informative che le imprese soggette alla CSRD possono rivolgere alle organizzazioni della propria catena del valore, in particolare alle PMI e alle imprese non direttamente soggette agli obblighi di rendicontazione.
In questo contesto assume particolare rilevanza il cosiddetto Value Chain Cap, un principio che limita la quantità di informazioni che le grandi aziende possono richiedere ai soggetti della propria catena del valore.
L’obiettivo è contenere il cosiddetto trickle-down effect, ovvero il trasferimento a cascata degli obblighi di rendicontazione verso PMI e fornitori che non rientrano direttamente nel perimetro normativo della CSRD, ma che spesso si trovano comunque a dover rispondere a richieste molto complesse da parte dei propri clienti.
Si tratta di una novità particolarmente importante perché riconosce una criticità emersa negli ultimi anni: anche le aziende non soggette agli obblighi normativi hanno spesso sostenuto costi significativi per soddisfare le richieste informative provenienti dai grandi committenti.
Un ruolo più importante per il VSME
Parallelamente alla revisione degli ESRS, la Commissione sta lavorando sul rafforzamento del VSME, lo standard volontario destinato alle PMI non soggette agli obblighi della CSRD.
L’obiettivo è offrire alle piccole e medie imprese uno strumento semplice e riconosciuto per comunicare le proprie informazioni ESG, rispondendo alle richieste sempre più frequenti provenienti da clienti, banche, investitori e grandi aziende della catena del valore.
In questo scenario il VSME potrebbe diventare il principale linguaggio comune per la raccolta e la condivisione di dati ESG tra imprese di dimensioni diverse. Non si tratta quindi soltanto di uno strumento volontario, ma anche di un possibile elemento di standardizzazione del mercato, capace di ridurre duplicazioni, questionari personalizzati e richieste informative non coordinate.
Per molte PMI potrebbe rappresentare un’opportunità concreta per strutturare il proprio percorso di sostenibilità e dialogare con Stakeholder sempre più attenti ai temi ESG senza affrontare la complessità degli standard destinati alle grandi imprese.
Quando entreranno in vigore le nuove regole?
La consultazione pubblica si è conclusa il 3 giugno 2026 e rappresenta uno degli ultimi passaggi prima dell’adozione definitiva dei nuovi atti delegati. Secondo le indicazioni della Commissione Europea, gli ESRS semplificati dovrebbero diventare obbligatori a partire dall’esercizio finanziario 2027, con la possibilità per le aziende di adottarli volontariamente già per i bilanci relativi al 2026.
Per le imprese, il messaggio è chiaro: la sostenibilità continua a essere un tema strategico e centrale nelle politiche europee. La semplificazione introdotta dal pacchetto Omnibus non deve essere interpretata come un arretramento dell’importanza della sostenibilità nella governance aziendale, bensì come la volontà di rendere la rendicontazione più efficace, proporzionata e orientata alla creazione di valore.
L’obiettivo della Commissione non è chiedere meno sostenibilità alle imprese, ma favorire una migliore allocazione delle risorse, concentrando l’attenzione sugli impatti realmente significativi e sulla qualità delle informazioni prodotte. In altre parole, meno burocrazia e più capacità di integrare i temi ESG nei processi decisionali, nella gestione dei rischi e nelle strategie di lungo periodo.
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22 Giugno 2026
