CSR MAGAZINE
21 Maggio 2026
Pubblicata la UNI/PdR 192:2026: il nuovo riferimento per la conciliazione vita-lavoro
Negli ultimi anni il tema della conciliazione tra vita privata e lavoro è entrato sempre più spesso nel dibattito pubblico e nelle strategie ESG delle organizzazioni. Tuttavia, trasformare questo principio in pratiche concrete, misurabili e realmente inclusive rimane una sfida aperta per molte aziende.
È in questo contesto che si inserisce il nuovo Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro – Requisiti per il benessere delle famiglie (UNI/PdR 192:2026), promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio e sviluppato in collaborazione con UNI – Ente Italiano di Normazione e la Provincia autonoma di Trento.
La nuova prassi di riferimento introduce un modello strutturato per accompagnare le organizzazioni nell’adozione di politiche aziendali orientate al benessere delle persone, alla genitorialità, alla gestione dei carichi di cura e all’equilibrio vita-lavoro.
Perché questa nuova prassi è così importante?
La conciliazione vita-lavoro non riguarda soltanto il welfare aziendale o la flessibilità organizzativa. Ha un impatto diretto su:
- benessere delle persone;
- partecipazione femminile al mercato del lavoro (in aggiunta alla già presente UNI/PdR 125:2022, oggi punto di riferimento per le organizzazioni che vogliono strutturare un sistema di gestione orientato alla gender equality);
- retention e attrattività aziendale;
- inclusione e pari opportunità;
- sostenibilità sociale delle organizzazioni.
In Italia, il tema assume una rilevanza ancora maggiore alla luce delle trasformazioni demografiche, dell’invecchiamento della popolazione e delle difficoltà legate alla gestione della genitorialità e dei carichi familiari. La UNI/PdR 192:2026 nasce proprio con l’obiettivo di aiutare le organizzazioni a passare da interventi occasionali a un approccio strutturato, misurabile e continuativo.
Cosa prevede la UNI/PdR 192:2026?
La nuova prassi introduce un approccio strutturato, aiutando le organizzazioni a trasformare il benessere delle persone in un elemento integrato nei processi aziendali. Non si parla quindi soltanto di singole iniziative di welfare o di misure occasionali, ma della costruzione di un vero e proprio sistema di gestione, basato su obiettivi chiari, monitoraggio delle performance e miglioramento continuo.
L’impostazione richiama quella già adottata in altri standard e sistemi di gestione ESG. L’organizzazione è chiamata a definire politiche formalizzate, individuare responsabilità interne, raccogliere dati, misurare i risultati raggiunti e verificare nel tempo l’efficacia delle azioni implementate. La prassi si rivolge a organizzazioni pubbliche e private di qualsiasi dimensione e valorizza un approccio concreto alla sostenibilità sociale, mettendo al centro temi che incidono direttamente sulla qualità della vita delle persone.
Tra gli aspetti affrontati troviamo, ad esempio:
- supporto alla maternità e alla paternità;
- tutela della genitorialità;
- gestione dei carichi di cura;
- flessibilità organizzativa;
- benessere organizzativo;
- continuità professionale e sviluppo di carriera;
- servizi e sostegni alle famiglie.
Un elemento particolarmente rilevante è la possibilità di sottoporre il sistema a valutazione da parte di soggetti terzi, rafforzando la credibilità e la trasparenza delle politiche adottate.
Le aree di valutazione
Uno degli elementi più interessanti della UNI/PdR 192:2026 è l’introduzione di indicatori prestazionali (KPI) per misurare l’efficacia delle politiche adottate.
Le organizzazioni vengono valutate attraverso sette aree principali:
- organizzazione del lavoro e flessibilità;
- supporto alla maternità;
- supporto alla genitorialità;
- supporto agli impegni di cura;
- salute e benessere;
- sostegno economico e servizi per le famiglie;
- continuità professionale e sviluppo di carriera.
L’obiettivo è andare oltre una visione puramente dichiarativa del welfare aziendale, introducendo strumenti di misurazione che permettano di verificare l’impatto reale delle politiche implementate.
Incentivi e vantaggi per le imprese
Accanto agli impatti positivi sul benessere organizzativo e sulla sostenibilità sociale, la nuova UNI/PdR 192:2026 potrebbe rappresentare anche un’opportunità concreta dal punto di vista economico per le aziende che sceglieranno di certificarsi.
L’articolo 6 del Decreto Lavoro (DL n. 62/2026) prevede infatti uno sgravio contributivo per le imprese certificate, attraverso un esonero parziale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. L’agevolazione potrà arrivare fino all’1% della contribuzione a carico del datore di lavoro, con un limite massimo annuale di 50.000 euro per ciascuna impresa, senza penalizzazioni ai fini pensionistici.
Secondo quanto previsto dal decreto, il beneficio verrà applicato su base mensile, mentre le modalità operative saranno definite da un successivo decreto attuativo interministeriale.
La misura si inserisce in un quadro più ampio che punta a incentivare modelli organizzativi orientati alla qualità del lavoro, alla genitorialità e alla sostenibilità sociale, valorizzando le imprese che investono in politiche strutturate di conciliazione vita-lavoro.
21 Maggio 2026
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