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Sostenibilità e circolarità: l’Italia tra leadership europea e nuove sfide

L’Italia si conferma tra i Paesi più virtuosi sul fronte della sostenibilità e dell’economia circolare. Lo evidenzia la Nota del Centro Studi Confindustria del marzo 2025, che fotografa un sistema produttivo in grado di coniugare efficienza ambientale, competitività e un crescente impegno verso l’uso responsabile delle risorse.
Nel 2023, l’intensità di emissioni dell’economia italiana – misurata in kg di CO₂ equivalente per dollaro di PIL – si è attestata a 0,12, contro una media del G20 pari a 0,32. Tra le grandi economie mondiali, solo Francia e Regno Unito fanno meglio. Ancora più sorprendente è il dato del settore manifatturiero, dove l’Italia – pur essendo la seconda manifattura dell’UE – registra emissioni tra le più basse d’Europa, con un calo del 17% in meno di dieci anni.
Le performance ambientali del comparto industriale derivano da diversi fattori: razionalizzazione dei processi produttivi, spinta all’efficienza energetica e risposta agli shock esterni, come la crisi energetica del 2022. Le emissioni restano tuttavia concentrate in pochi settori ad alta intensità: minerali non metalliferi, petrolchimica, chimica e metallurgia, responsabili del 71,5% delle emissioni del manifatturiero.

Circolarità come leva strategica

L’Italia si distingue anche per l’avanzato stato di adozione dell’economia circolare, non solo in termini ambientali ma anche economici. Il valore aggiunto generato dalle attività circolari – come riciclo, riuso, riparazioni e leasing – è pari al 2,7% del totale nazionale, contro una media UE del 2,3%. Inoltre, il settore ha mostrato una crescita annua del 3,6% tra il 2017 e il 2021, ben al di sopra dell’economia nel suo complesso.
Oltre 613mila occupati lavorano in ambiti direttamente collegati alla circolarità, rendendo questo modello non solo sostenibile, ma anche inclusivo e generatore di nuova occupazione locale.
Uno dei punti di forza del sistema italiano è la capacità di “fare di più con meno”. La produttività delle risorse ha raggiunto i 3,6 €/kg, superando Germania, Francia e Spagna. Questo miglioramento è anche il frutto della storica scarsità di materie prime sul territorio nazionale, che ha spinto le imprese italiane verso soluzioni efficienti e innovative.
L’Italia è inoltre uno dei Paesi europei con la maggiore produttività energetica (11,80 €/kgoe), un vantaggio fondamentale in un contesto dove il costo dell’energia resta elevato rispetto ad altri partner internazionali. La capacità delle imprese italiane di ottimizzare l’uso dell’energia rappresenta una risposta concreta alla sfida dei costi e della competitività.

Riciclo e gestione dei rifiuti: un’eccellenza europea

Sul fronte della gestione dei rifiuti, l’Italia continua a spiccare: nel 2022, il tasso di riciclo dei rifiuti urbani ha raggiunto il 53,3%, superando la media UE (49,1%). L’Italia si distingue anche per il riciclo degli imballaggi: vetro (80,8%), plastica (54,6%), metalli (78%) e legno (62,8%), con risultati quasi sempre superiori alla media europea.
Il Paese ha inoltre quasi raddoppiato l’uso di materie prime seconde tra il 2010 e il 2023 (dal 11,6% al 20,8%), confermando la volontà di ridurre la dipendenza dalle risorse vergini e rafforzare la resilienza del sistema industriale.

Nonostante i successi, il report del Centro Studi di Confindustria segnala alcune aree critiche. L’Italia è in ritardo sull’innovazione tecnologica legata alla circolarità: il numero di brevetti per milione di abitanti resta il più basso tra i grandi Paesi UE. Inoltre, emerge il rischio di effetto rebound (“effetto rimbalzo”): la maggiore efficienza e disponibilità di beni riciclati potrebbe stimolare un aumento del consumo complessivo, annullando parte dei benefici ambientali.

Per evitare questo fenomeno servono politiche intelligenti, orientate a rendere i beni secondari veri sostituti di quelli primari, e capaci di coinvolgere anche i consumatori attraverso la consapevolezza e l’educazione ambientale.

Per il futuro il report propone alcune direttrici strategiche per accelerare la transizione: riduzione dell’IVA al 5% per prodotti rigenerati, incentivi per le PMI della filiera, rafforzamento del Green Public Procurement e diffusione di modelli di business circolari basati su servizi, noleggio e manutenzione.
Fondamentale anche l’adozione di tecnologie digitali – come l’IoT – e l’integrazione delle politiche di sostenibilità all’interno delle strategie industriali nazionali ed europee. Solo con una collaborazione efficace tra pubblico e privato sarà possibile realizzare una transizione circolare che sia anche competitiva e socialmente equa.

kore

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