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PNRR e certificazione della parità di genere: a che punto siamo?

La certificazione della parità di genere è tra gli interventi più importanti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per combattere la disparità di genere e permettere alle donne di godere degli stessi diritti degli uomini in ambito lavorativo.

Una barriera da abbattere

Muovendo lungo le sei direttrici che lo caratterizzano (1. digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; 2. rivoluzione verde e transizione ecologica; 3. infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4. istruzione e ricerca; 5. inclusione e coesione; 6. Salute) il PNRR tratteggia i provvedimenti atti a fornire risposte concrete per contrastare l’annoso problema del gender gap, in ambito lavorativo, ovviamente, ma anche in tema di istruzione e famiglia.

Dallo scorso primo luglio, la Gazzetta ufficiale ha accolto il decreto che stabilisce i parametri minimi a cui sono chiamate a rispondere le aziende per conseguire la certificazione della parità di genere. Un passo importante e fondamentale per rendere il mondo del lavoro un posto più equo e che fornisca le medesime opportunità a tutti i livelli, sostenendo le imprese nel processo di cambiamento e permettendo davvero alle donne di abbattere una barriera che in Italia è, purtroppo, ancora troppo alta.

Un aggiornamento obbligatorio

Con un’Italia al poco onorevole quattordicesimo posto tra i Paesi dell’Unione nella classifica dell’Indice sull’eguaglianza di genere, infatti, il piano di certificazione della parità di genere del PNRR riveste un ruolo fondamentale per guidare il cambiamento, tracciando linee guida e metodi di rilevazione e paragone univoci per valutare quando in azienda non esistano disparità tra un lavoratore uomo e una donna.

Un piano necessario, che permette alle imprese di aprire gli occhi sul problema e, anche attraverso un sostegno di natura economica, le accompagna nell’adozione di politiche consapevoli e socialmente coscienti in tema di disparità.

Ma al tempo stesso, siamo dinnanzi a un aggiornamento obbligatorio, senza il quale le aziende si precludono la possibilità di accedere alle possibilità di lavoro offerte dal settore pubblico. Il rapporto di certificazione deve essere presentato con cadenza biennale da tutte le aziende con più di 50 dipendenti, ma anche le realtà più piccole posso inviare su base volontaria la propria certificazione.

Il vero obiettivo della certificazione della parità di genere

Sì, perché, il rispetto della certificazione di parità di genere del PNRR sarà condizione indispensabile per prendere parte a bandi e gare pubbliche. Con il tempo, comunque, l’obiettivo principale della certificazione è quello di trasformare una visione retrograda del mondo del lavoro e della figura della donna in generale, plasmando persone e aziende in cui l’inclusività sia una cosa naturale e normale, che non necessiti di stimoli di natura economica o di provvedimenti punitivi per essere messa in partica e riconosciuta.

In tutto questo percorso, un ruolo di primo piano viene giocato dagli addetti alla selezione del personale. L’ufficio HR deve, infatti, lavorare attivamente per inserire all’interno delle aziende risorse valutate esclusivamente per le loro potenzialità e attitudini, senza tenere in alcun modo conto di qualsivoglia diversità. Solo in questo modo, ogni impresa potrà comprendere l’importanza e il valore aggiunto che l’inclusività e la parità tra tutti i dipendenti riesce a restituire senza alcuno sforzo, investimento o “minaccia”.

Un cambiamento chiamato a plasmare la cultura

C’è, dunque, ancora molto da fare, ma la strada è tracciata. Anche perché, attualmente, la certificazione della parità di genere non è ancora pienamente operativa e il primo vero quadro di riferimento per gli standard di certificazione è quello (privato) delineato dall’UNI 125:2022. La tabella di marcia “ufficiale” prevede che entro dicembre 2022 la certificazione di parità di genere sarà operativa e, con essa, anche i relativi incentivi per le imprese. La seconda data chiave è dicembre 2026, entro cui si punta ad avere almeno 800 realtà delle PMI con la certificazione e agevolazioni erogate a mille aziende.

Insomma, il PNRR mette di fronte a un cambiamento ancora in larghissima parte da avviare. Un cambiamento che vedrà il primo passo con la certificazione, ma che deve essere anche culturale e trainare l’educazione della società alla valorizzazione delle differenze e delle diversità, non solo di genere, ma di qualsivoglia tipo.

Perché, non sono sufficienti una certificazione di pari opportunità, delle agevolazioni economiche e dei provvedimenti punitivi per segnare il cambiamento, ma occorre che le aziende e i dipendenti operino sempre e naturalmente nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile dire di essere finalmente giunti a un mondo del lavoro e a una società fondata davvero sulle pari opportunità.

kore

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