CSR MAGAZINE

L’impatto dello spreco alimentare sull’ambiente

Stando a quanto rivelato dalla FAO, lo spreco alimentare interesserebbe ogni anno oltre il 30% del cibo prodotto a livello mondiale, impattando sull’ambiente con oltre 4,8 miliardi di tonnellate di gas serra rilasciate.

Sprecare cibo non significa soltanto disperdere risorse alimentari. Dietro questo annoso problema sussistono infatti ricadute di natura etica, economica ed ecologica. Lo spreco di cibo ha un impatto enorme sull’inquinamento globale ed è responsabile di quasi 5 miliardi di tonnellate di gas serra emessi nell’atmosfera.

Un impatto pari a quello degli USA

Il dato sulle emissioni di gas serra fa ancora più specie se confrontato con la quantità di gas serra prodotta ogni anno dai Paesi che inquinano di più. La Cina, si ferma appena sotto i 10 miliardi di tonnellate di CO2 emesse ogni anno, gli Stati Uniti d’America, secondi in questa poco lusinghiera classifica, superano di poco i 5 miliardi. Al terzo posto c’è l’India con 2.5 miliardi di tonnellate annue. In pratica, quello prodotto dallo spreco alimentare è come se fosse il terzo Paese per il tasso di inquinamento al mondo.

Uno spreco di risorse a 360°

Sprecare cibo non vuol dire solo disperdere alimenti buoni e commestibili, ma anche sprecare le risorse utilizzate per produrli. Energia, risorse idriche, forza lavoro, territorio, combustibili, gettando un alimento stiamo dilapidando una grande quantità di risorse, che fanno crescere in modo esponenziale il suo impatto sull’ambiente. Senza dimenticare che anche gli alimenti presenti nelle discariche producono gas serra.

Lo spreco interessa tutta la filiera: dalla produzione al consumatore, passando dalla lavorazione al trasporto, fino alla vendita e alla conservazione. In ogni fase viene disperso del cibo, ma se nei Paesi in via di sviluppo lo spreco si concentra soprattutto nelle fasi intermedie, nelle zone più ricche del mondo lo spreco di cibo avviene principalmente tra le mura domestiche.

Food losses e food waste

Si parla di food losses quando lo spreco avviene durante le fasi di produzione, di food waste quando, invece, il cibo viene disperso nell’ultima parte della filiera, distribuzione, vendita e consumo. Ma, se nel primo caso, la spreco dipende da problemi infrastrutturali o di logistica, per quanto riguarda la food waste sono i nostri comportamenti ad alimentarla.

L’Agenda 2030 adottata dall’Onu ha inserito tra i suoi obiettivi quello di dimezzare entro i prossimi dieci anni lo spreco alimentare pro capite e di ridurre sensibilmente le perdite di cibo lungo tutta la filiera. Negli ultimi anni, in Italia è più facile limitare gli sprechi. Grazie alla “legge Gadda”, infatti, viene regolamentata e semplificata la donazione di quei prodotti alimentari e farmaceutici che verrebbero sprecati e, invece, vengono recuperati e utilizzati per aiutare i più bisognosi.

Come ridurre lo spreco di cibo

Ridurre lo spreco è possibile. Dal privato alla grande produzione, esistono molti modi per migliorare la situazione. In primis, tra le mura domestiche è fondamentale prendere alcune semplici ma basilari accortezze. Il primo passo è quello di acquistare solo quello che realmente ci serve. Evitiamo gli eccessi, conserviamo correttamente gli alimenti e controlliamo le date di scadenza. Inoltre, riutilizziamo il cibo che avanziamo e non eccediamo con le porzioni.

Per quanto riguarda la produzione, un ottimo passo verso l’abbattimento degli sprechi è quello di legare la propria azienda alimentare a organizzazioni e iniziative che si occupano di ridurre lo spreco recuperando il cibo non vendibile e ridistribuendolo per venire incontro ai bisogni di chi ha meno possibilità e necessita di un aiuto concreto. Banco Alimentare, ma anche iniziative governative, app e siti come “toogoodtogo” permettono di sposare la causa del recupero alimentare, riducendo il proprio impatto sull’ambiente e lo spreco di cibo, facendo del bene a chi ne ha bisogno e all’ambiente.

A livello mondiale, si stanno studiando iniziative per una condivisione più equa e giusta delle risorse, perché, se è vero che ancora oggi circa un miliardo di persone nel mondo è sottoalimentato, è anche tristemente vero che il cibo che viene sprecato potrebbe alimentare circa due miliardi di persone. Un controsenso di non facile soluzione, ma a cui occorre porre rimedio al più presto.

kore

Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) e le emissioni di carbonio

Leggi l'articolo

Packaging: meno rifiuti, più sostenibilità

Leggi l'articolo

ISCRIVITI ALLA MAILING LIST
DEL NOSTRO MAGAZINE

per restare sempre aggiornato sui temi della CSR

Indirizzo Email(Obbligatorio)
Consenso(Obbligatorio)