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Come ridurre i rifiuti generati dagli imballaggi? Packaging omogenei e riutilizzabili

Tra le sfide più rilevanti per giungere a un’impresa realmente sostenibile e a un modello produttivo fondato sui principi dell’economia circolare c’è certamente la riduzione dei rifiuti generati dagli imballaggi. Tanto quello industriale, quanto quello “commerciale”, il packaging deve diventare omogeneo, cioè realizzato interamente con lo stesso materiale, e riutilizzabile.

Tra i più forti e importanti canali che le aziende hanno a disposizione per comunicare i propri valori c’è, senza dubbio, il packaging. Il perché è facile da intuire e presto detto: la confezione attira l’attenzione e fa vendere il prodotto. Le aziende lo sanno da sempre ed è per questo che si affidano a designer ed esperti di scienza cognitiva per realizzare il proprio “biglietto da visita” da esporre solitamente sullo scaffale di un supermercato per spingere il cliente all’acquisto.

La nuova vita del packaging

Negli ultimi anni, questa realtà è stata chiamata a confrontarsi con un contesto in continua evoluzione, caratterizzato da clienti sempre più attenti e informati e da una società costretta a fare i conti con le impellenti necessità di dare risposte concrete ai problemi legati al cambiamento climatico, all’inquinamento e allo spreco delle risorse.

Consapevolezza e interesse hanno, così, sposato la grande capacità comunicativa del packaging per veicolare messaggi nuovi e presentare aziende sensibili e green. Oggi, infatti, un prodotto venduto in una confezione eccessivamente grande o difficile da riciclare genera nei consumatori una istintiva repulsione. Ecco perché, le aziende optano sempre più per packaging minimal, omogenei e riutilizzabili, costellati di marchi che ne certifichino la sostenibilità e prodotti con materiali recuperabili o già secondari. Attenzione a non semplificare troppo, però, perché il packaging non è solo questo e riguarda anche il confezionamento e il trasporto su scala industriale.

Il lavoro dell’UE

Sul tema è intervenuta la Commissione europea, affermando la necessità di una regolamentazione che permetta di dire basta agli imballaggi non necessari e portare quelli necessari a essere riciclabili, riciclati e riutilizzabili. Per assicurare, entro il 2030, che tutti gli imballaggi sul mercato comunitario rispondano a queste necessità, la Commissione punta a rimodulare il contenuto della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio rivedendo i requisiti minimi obbligatori per l’accesso al mercato europeo, verso una maggiore riciclabilità, riducendo la complessità dei materiali ed eliminando gli imballaggi eccessivi.

Un lavoro importante dovrà, pertanto, essere fatto in sede di ricerca per consentire un utilizzo ottimale di materie prime rinnovabili e per giungere a packaging dal design essenziale, semplice e, quando possibile, facile da riutilizzare.

Questione di prospettiva

Considerando l’UE, un tasso di riutilizzo del 20% nel solo settore del cibo da asporto potrebbe permettere di risparmiare circa un milione di tonnellate di CO2 equivalente. Ma il concetto di riutilizzo non è praticabile in tutti i settori, con contesti in cui questa prassi può risultare più costosa ed eventuali problemi di deteriorabilità dell’imballaggio.

In generale, inoltre, la questione non è così semplice. Occorre, infatti, non dimenticarsi dell’intera catena produttiva e del contesto in cui l’imballaggio verrà effettivamente utilizzato. Peso e trasporto del pacco hanno il loro impatto sull’impronta di carbonio dell’imballaggio, dettato, appunto, dalle possibili modalità di trasporto e dalla lunghezza della catena di approvvigionamento. Per questo, in realtà, per molti prodotti la plastica si rivela ancora la scelta migliore e più sostenibile.

Che cosa possono fare le aziende?

Stando ai dati Eurostat riferiti al 2019, in Europa la quantità annuale di rifiuti da imballaggi di ogni tipo (plastica, carta, cartone, vetro, legno, metallo, ecc.) è aumenta, toccando i 177,4 kg pro-capite. Con il dato italiano a segnare un incremento, rispetto alla media, fino a 215,6 kg annui pro-capite. Secondo i dati raccolti dal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), però, nel 2020, in Italia la percentuale di imballaggi riciclati ha raggiunto la percentuale record del 73%, con un incremento di tre punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Gli altri Stati sono però ancora indietro. L’obiettivo dell’UE, infatti, è quello di raggiungere il 65% del riciclo dei rifiuti da imballaggio entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Le aziende possono fare molto, spingendo sull’ecodesign e, esattamente come richiesto dal Green Deal europeo per l’economia circolare, lavorando per rendere i prodotti più sostenibili e duraturi, così da ridurre gli imballaggi e aumentare la qualità e la quantità di materiale riciclato nei propri imballaggi.

kore

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