CSR MAGAZINE
18 Febbraio 2026
Banche e CSRD: tra obblighi e criticità
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) rappresenta uno dei cambiamenti più rilevanti nel modo in cui le imprese, e quindi anche le banche, devono rendicontare la sostenibilità. Con l’avvio dell’applicazione della CSRD ai soggetti già coperti dalla NFRD a partire dall’esercizio 2024, gli istituti bancari europei si sono trovati di fronte a una trasformazione che va ben oltre la semplice compilazione di un report: si tratta di strutturare e rendicontare, secondo criteri standardizzati e verificabili, come i fattori ESG siano integrati nei modelli di governance, nei processi di gestione dei rischi e nelle strategie di creazione del valore.
Un primo bilancio: impegno diffuso ma risultati eterogenei
Lo studio condotto da Deloitte dipinge un quadro complesso ma significativo. Banche italiane ed europee hanno mostrato forte impegno nel rispondere alle nuove regole, redigendo documenti di sostenibilità generalmente lunghi e dettagliati e che confermano un’attenzione crescente alle tematiche ambientali e sociali integrate nei sistemi di incentivazione interna.
In concreto:
- la lunghezza media dei report si colloca attorno alle 200+ pagine, simile tra Italia ed Europa;
- l’88 % delle banche ha incluso obiettivi ambientali nei propri sistemi di incentivazione (come la riduzione delle emissioni finanziate o l’ampliamento di prodotti ESG);
- il 79 % ha obiettivi sociali legati a diversità, equità e inclusione, formazione e customer experience;
- la governance, invece, è meno spesso integrata nei meccanismi di incentivazione, segnalando un’area di miglioramento.
Questi elementi indicano un progressivo rafforzamento dell’allineamento tra obiettivi ESG e modelli di incentivazione, in continuità con un percorso già avviato nel settore bancario e ulteriormente strutturato nel contesto CSRD.
Doppia materialità: cosa emerge davvero?
La CSRD si fonda sul concetto di doppia materialità, ossia la capacità di un’impresa di individuare e rendicontare non solo i propri impatti, rischi e opportunità ambientali e sociali, ma anche come i fattori esterni influenzano la sua situazione finanziaria. Lo studio evidenzia che:
- cambiamento climatico, forza lavoro, clienti e condotta aziendale sono i temi materiali più comuni nel settore bancario;
- la misurazione delle emissioni lungo la catena del valore (incluse le emissioni finanziate) resta complessa, in parte perché richiede dati esterni o stime;
- la governance dei dati è identificata come una sfida chiave: sistemi frammentati rendono difficile raccogliere metriche accurate e comparabili.
Questa prima esperienza di rendicontazione ha messo in luce non solo la varietà delle modalità di reportistica, ma anche l’entità dello sforzo e della complessità per trasformare i dati grezzi in informazioni fruibili.
Le principali difficoltà di implementazione
Nonostante l’impegno, le banche hanno incontrato ostacoli significativi nel tradurre i requisiti normativi in prassi operative consolidate. Tra le criticità principali abbiamo:
- la complessità organizzativa e operativa: molte istituzioni hanno dovuto rivedere i processi interni coinvolgendo più funzioni aziendali (sostenibilità, finance, risk management);
- la qualità dei dati ESG: la raccolta e l’integrazione dei dati lungo la catena del valore è spesso frammentata e dipendente da stime;
- la definizione di target misurabili: in aree come biodiversità o impatto sociale, la mancanza di benchmark standardizzati complica la definizione di obiettivi credibili;
- i piani di transizione reali: solo una quota significativa degli istituti ha definito piani concreti per raggiungere target di lungo periodo, come il net-zero.
In sostanza, molte banche hanno soddisfatto gli obblighi di disclosure, ma il vero salto culturale verso la sostenibilità come driver strategico di business è ancora in corso.
Verso i prossimi due anni: cosa serve?
Secondo Deloitte, superare le criticità identificate non è soltanto una questione di adempimento normativo, ma richiede un’evoluzione strutturale del modo in cui le banche pensano alla sostenibilità. I passaggi chiave sono sicuramente l’integrazione nei processi decisionali quotidiani, non solo nei report formali, e il rafforzamento della governance dei dati.
La CSRD ha segnato una svolta per il settore bancario europeo: da una rendicontazione volontaria e spesso narrativa, si è passati a un modello di reporting strutturato e soggetto a verifica esterna. Questo cambiamento ha già portato le banche a riflettere più profondamente sui propri impatti e sulla relazione con stakeholder e mercati finanziari.
Tuttavia, l’esperienza del primo anno mostra anche i limiti di un’implementazione ancora in costruzione. Se i prossimi esercizi sapranno trasformare i dati in strategie concrete e misurabili, la CSRD potrà non solo creare più trasparenza, ma diventare un vero motore di innovazione e di creazione di valore sostenibile nel settore bancario.
