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Asserzioni ambientali ed etiche: che cosa sono e a che cosa servono

Aziende e consumatori ricercano sempre più garanzie circa l’impatto ambientale di ciò che acquistano. Una delle metodologie più comuni per restituire questo tipo di informazione sono le asserzioni. Che si tratti di una dichiarazione, di un simbolo o di un elemento grafico, facente riferimento alle ISO o creato da un ente indipendente, un’asserzione comunica a clienti e partner specifiche caratteristiche di un prodotto.

Le asserzioni si possono ritrovare sui prodotti e sugli imballaggi, ma anche nella pubblicità, nelle newsletter e sui siti. Attraverso la divulgazione di informazioni verificabili, accurate e non ingannevoli, le asserzioni permettono di promuovere il mercato di quei prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, quindi con il minor impatto possibile su ambiente e società, orientando concretamente le scelte di consumatori e clienti.

Asserzioni etiche

Le asserzioni etiche fanno riferimento alla specifica tecnica ISO TS 17033, il cui scopo è quello di disciplinare la creazione di nuove asserzioni per garantirne credibilità, accuratezza e trasparenza. Al contempo, la ISO TS 17033 fornisce riferimenti per il miglioramento delle asserzioni esistenti e ne supporta la valutazione degli utilizzatori.

Le asserzioni etiche possono essere rilasciate da qualunque realtà ne senta il bisogno. In ogni caso, devono sempre essere accurate, chiare, trasparenti e documentate. Tra le tematiche che possono necessitare di un’asserzione etica ricadono, per esempio, questioni come la produzione di alimenti biologici, l’assenza di lavoro minorile, la salute degli animali, il commercio equo e solidale e gli allevamenti sostenibili.

Asserzioni ambientali

Passando alle asserzioni ambientali, queste sono disciplinate dalla ISO 14020, che prevede tre tipologie di asserzioni:

  • Tipo I assegnate da un organismo esterno all’azienda, pubblico o privato, prendendo in considerazione predeterminati criteri ambientali e prestazionali specifici per tipologia prodotto. Questi criteri sono valutati lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.
  • Tipo II sono autodichiarazioni di cui il produttore ha piena responsabilità. Non necessitano quindi di essere validate da un organismo esterno all’azienda, ma devono essere chiare e non fuorvianti, indicando in modo inequivocabile a che cosa si riferiscono (intero prodotto, imballaggio, un singolo componente ecc.). Solitamente si riferiscono a un solo criterio ambientale.
  • Tipo III sono etichette ecologiche convalidate da enti terzi che riportano dichiarazioni fornite dall’azienda produttrice riferite a parametri prestabiliti e che includono una quantificazione dei diversi impatti ambientali associati all’intero ciclo di vita del prodotto calcolato ricorrendo all’utilizzo di un Sistema LCA (Life Cycle AssessmentValutazione del Ciclo di Vita). Ne sono un esempio le EPD (Environmental Product DeclarationsDichiarazioni ambientali di prodotto).

Proprio in merito alle EPD e alla confusione generata dal loro proliferare, la Commissione europea ha sviluppato il PEF (Product Environmental FootprintImpronta ambientale dei prodotti), un metodo di valutazione che tiene conto di diversi parametri prestazionali di un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita per valutarne al meglio le prestazioni ambientali.

kore

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