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Rinnovabili: l’Italia rallenta e gli obiettivi 2030 rischiano di sfumare

L’Italia continua a parlare di transizione energetica, ma i numeri raccontano una realtà più complessa. Secondo il nuovo report di Legambiente “Il prezzo della dipendenza” e il “Renewable Energy Report 2026 ” del Politecnico di Milano, il nostro Paese sta accumulando ritardi significativi nello sviluppo delle energie rinnovabili, al punto da mettere concretamente a rischio gli obiettivi europei fissati per il 2030.

Dopo tre anni di crescita continua, il 2025 segna infatti una battuta d’arresto per il settore. Le nuove installazioni hanno raggiunto 7,2 GW di potenza, registrando una flessione del 5,3% rispetto ai 7,6 GW del 2024. La capacità complessiva installata in Italia arriva così a 81,7 GW: un dato importante, ma ancora lontano dal target fissato dal PNIEC, che punta a raggiungere 131 GW di capacità rinnovabile installata entro il 2030.

Una frenata che pesa sulla sicurezza energetica

Una frenata che l’Italia difficilmente può permettersi. Anche perché arriva in un momento in cui la questione energetica è tornata a giocare un ruolo centrale a livello internazionale. Le tensioni geopolitiche e i conflitti che interessano aree strategiche, come lo Stretto di Hormuz, stanno infatti riaccendendo instabilità sui mercati di gas e petrolio, con dinamiche che ricordano da vicino la crisi energetica del 2022.

In questo contesto, molti Paesi europei stanno accelerando sulle fonti rinnovabili per ridurre la propria esposizione alle oscillazioni dei combustibili fossili. L’Italia, invece, continua a mostrare una forte vulnerabilità energetica.

Secondo i dati riportati da Legambiente, negli ultimi cinque anni la produzione italiana da fonti rinnovabili è cresciuta soltanto del 10%, contro il +41,9% registrato dalla Spagna. Il confronto evidenzia un divario strutturale nella capacità di pianificazione, autorizzazione e realizzazione degli impianti energetici. A rallentare ulteriormente il settore ci sono oltre 1.700 progetti da fonti pulite ancora in attesa di valutazione presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, bloccati tra iter autorizzativi complessi, tempi lunghi e criticità burocratiche.

Il tema non è tecnologico. Fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo sono oggi tecnologie mature e sempre più competitive. La vera criticità riguarda la capacità del sistema Paese di tradurre rapidamente gli investimenti in impianti operativi e infrastrutture energetiche funzionanti.

Bollette alte e dipendenza dal gas: il costo del ritardo italiano

La conseguenza più evidente di questa dipendenza energetica è il costo dell’energia. L’Italia importa oggi il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma. Una quota significativa arriva da Paesi come Algeria, Azerbaigian, Qatar, Libia e Stati Uniti, rendendo il sistema energetico nazionale particolarmente esposto alle tensioni internazionali e alla volatilità dei mercati.

Questo scenario si riflette direttamente sulle bollette. Tra gennaio e aprile 2026, il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia ha raggiunto 130,5 euro/MWh, il valore più alto rispetto alle sorelle europee Spagna, Olanda, Germania e Francia. Per confronto, nello stesso periodo la Spagna si è fermata a 42,5 euro/MWh, grazie a una maggiore capillarità delle energie rinnovabili nel mix energetico nazionale.

Il dato più significativo riguarda però il ruolo del gas nella formazione del prezzo dell’elettricità. In Italia, nei primi mesi del 2026, il gas ha determinato il prezzo all’ingrosso dell’energia per l’89% delle ore. In Spagna la quota si ferma invece al 15%.

Questo dato evidenzia un limite strutturale del mercato elettrico italiano: la forte dipendenza del prezzo dell’energia dalla produzione elettrica alimentata a gas naturale continua, infatti, a esporre il sistema economico nazionale alla volatilità dei mercati energetici internazionali, con effetti diretti sui costi dell’energia, sulla competitività delle imprese e sulla spesa delle famiglie.

Per questo il rallentamento delle rinnovabili rappresenta sì un problema ambientale, ma anche un nodo economico, industriale e strategico. Sbloccare i 1.700 progetti ad oggi in attesa di approvazione e realizzazione significherebbe accelerare la produzione di energia pulita, ridurre la dipendenza energetica dall’estero e aumentare la stabilità del sistema elettrico nazionale.

La transizione energetica italiana è avviata, ma il tempo degli annunci non basta più. Per raggiungere gli obiettivi del 2030 serviranno decisioni rapide, infrastrutture adeguate e soprattutto una capacità concreta di trasformare gli obiettivi climatici in risultati misurabili.

Stefano Piovani

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