CSR MAGAZINE

Omnibus I: finalmente è ufficiale

Atteso per l’inizio dell’anno, è arrivato puntuale. Il 24 febbraio 2026 il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato l’Omnibus I. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE due giorni dopo e l’entrata in vigore il 18 marzo, è ufficialmente iniziato il con to alla rovescia: gli Stati membri avranno 12 mesi di tempo per recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali.

La Direttiva UE 2026/470, altrettanto nota come Omnibus I, interviene in modo mirato su due pilastri della strategia europea sulla sostenibilità: la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive). Per quest’ultima, oltre alla revisione del perimetro, viene rinviata l’applicazione al 2029.

L’obiettivo dell’UE è introdurre un approccio più proporzionato alla regolazione ESG: restringere il numero di soggetti direttamente obbligati, mantenendo però elevati gli standard di qualità, trasparenza e affidabilità dei dati.

Per aziende, CFO, CSO, management e consulenti questo aggiornamento normativo apre interrogativi concreti.
La mia impresa rientra oggi nel perimetro?
Potrebbe rientrarvi in futuro?

Può essere coinvolta indirettamente nella catena del valore di un soggetto obbligato?

Per rispondere, è utile entrare nel merito delle modifiche.

Cosa cambia per la CSRD?

Con Omnibus I, il perimetro della CSRD viene ristretto in modo significativo.

  • L’obbligo di rendicontazione si concentra principalmente sulle grandi imprese con più di 1.000 dipendenti, riducendo quindi il numero di aziende direttamente coinvolte rispetto all’impostazione originaria.
  • Restano centrali i criteri economici già previsti, 450 milioni di euro di fatturato netto o 25 milioni di euro di totale attivo, ma la soglia occupazionale diventa il vero elemento selettivo.
  • Anche il calendario viene rivisto. Le aziende che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare nel 2026 e nel 2027 vedono uno slittamento di due anni, con un avvio più graduale degli obblighi.
  • Non cambiano le richieste: la CSRD continua a chiedere informazioni dettagliate secondo gli standard ESRS e basate sul principio della doppia materialità. Cambia però l’impostazione operativa: meno soggetti obbligati direttamente, ma maggiore pressione lungo la catena del valore. Le imprese escluse dal perimetro potranno comunque essere chiamate a fornire dati ESG da clienti e partner soggetti alla direttiva.

Cosa cambia per la CSDDD?

Per la CSDDD l’intervento è ancora più evidente sul piano temporale.

  • L’entrata in applicazione viene posticipata, con le prime aziende coinvolte non prima del 2029.
  • Anche qui il perimetro viene ristretto. Gli obblighi si concentrano sulle grandi imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro, riducendo l’estensione inizialmente prevista.
  • Rimane però invariato il cuore della direttiva: l’obbligo di identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi su diritti umani e ambiente lungo la catena del valore. L’approccio diventa più focalizzato sul rischio effettivo, con l’obiettivo di evitare attività puramente formali e favorire interventi concreti e prioritizzati.

E per le aziende Extra UE?

Per le imprese di paesi terzi, l’obbligo andrà a toccare quei gruppi che generano oltre 450 milioni di euro di fatturato netto nell’UE e hanno una controllata o succursale con fatturato superiore a 200 milioni di euro.
L’obiettivo è chiaro: non creare squilibri tra aziende europee ed extraeuropee attive nel mercato del Vecchio Continente.

Non solo obblighi: una questione di posizionamento

Con l’approvazione di Omnibus I l’attenzione si sposta dalla quantità dei soggetti coinvolti alla qualità delle informazioni e all’efficacia dei processi.

Per questo, fermarsi a valutare se si rientra o meno negli obblighi rischia di essere fuorviante.

La revisione incide sulla pianificazione normativa, sulla gestione e strutturazione dei dati ESG e sul ruolo delle aziende all’interno delle catene del valore. Anche chi resta fuori dal perimetro diretto continuerà a essere coinvolto: banche, investitori e clienti richiederanno comunque dati e informazioni ESG strutturate, sia per esigenze di valutazione del rischio sia per obblighi propri lungo la value chain.

Comprendere oggi queste dinamiche significa rafforzare la capacità di gestire i rischi, migliorare la trasparenza e mantenere la competitività in un contesto in cui i dati ESG non sono più accessori, ma parte integrante delle decisioni economiche.

Contenuto assistito da strumenti di Intelligenza Artificiale.

Stefano Piovani

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