CSR MAGAZINE
29 Gennaio 2026
Decreto Salute e Sicurezza sul Lavoro: cosa prevede la legge e quali sono i nuovi obblighi per le aziende
Con la conversione in legge da parte del Parlamento del Decreto Salute e Sicurezza sul Lavoro (avvenuta il 29 dicembre 2025), il sistema di prevenzione degli infortuni viene rafforzato attraverso nuovi strumenti operativi e un consolidamento degli obblighi già esistenti. Questo intervento normativo incide anche sul contesto della sostenibilità d’impresa, perché il tema della salute e sicurezza sul lavoro rappresenta uno degli ambiti centrali di valutazione delle performance sociali e organizzative aziendali.
Il provvedimento, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, non riscrive il Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008), ma ne rafforza l’applicazione pratica, chiedendo alle imprese un approccio più strutturato e consapevole alla gestione della salute e sicurezza sul lavoro. Il consolidamento degli obblighi, infatti, incide sulla capacità dell’impresa di gestire in modo strutturato i rischi operativi e sociali, aspetto che assume un peso sempre più crescente nei sistemi di rendicontazione non finanziaria e nella creazione di valore nel medio-lungo periodo.
Il decreto, ora definitivamente legge, interviene su alcune aree chiave: la formazione e l’addestramento dei lavoratori, il ruolo e la gestione delle figure della sicurezza (Datore di Lavoro, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), la prevenzione dei rischi, la sorveglianza sanitaria, i criteri di vigilanza e il rafforzamento del sistema sanzionatorio.
Formazione dei lavoratori
La formazione torna a essere uno dei pilastri centrali della prevenzione. Il principio generale viene rafforzato: la formazione sulla sicurezza deve essere svolta prima dell’inizio dell’attività lavorativa.
Solo per specifici settori a basso rischio, come pubblici esercizi e strutture turistico-ricettive, è ammesso che formazione e addestramento avvengano entro 30 giorni dall’assunzione.
La legge introduce inoltre criteri più stringenti per garantire la qualità dei percorsi formativi: gli enti e i docenti dovranno possedere requisiti di competenza ed esperienza certificata, che saranno definiti a livello nazionale. Per le piccole imprese, i contratti collettivi potranno prevedere percorsi di aggiornamento più flessibili, calibrati sulle dimensioni dell’azienda e sul livello reale di rischio delle attività svolte.
Near miss: prevenire prima dell’incidente
Un elemento di forte innovazione è l’introduzione di linee guida dedicate alla gestione dei near miss, ovvero i mancati infortuni. Le aziende con più di 15 dipendenti saranno chiamate a identificare, analizzare e monitorare questi eventi, trasformandoli in uno strumento di miglioramento continuo. L’obiettivo è anticipare il rischio, intervenendo prima che un evento potenzialmente pericoloso si traduca in un infortunio reale.
Questo approccio si colloca in continuità con obiettivi di prevenzione ampiamente richiamati nella rendicontazione aziendale di sostenibilità, come quello del progressivo azzeramento degli infortuni. La gestione strutturata dei near miss contribuisce così a rafforzare la solidità delle politiche di salute e sicurezza e la loro tracciabilità nel tempo.
Tutela dei lavoratori fragili
Il decreto rafforza la protezione delle categorie più vulnerabili. Viene ampliata dal 10% al 60% la quota di riserva per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e viene rafforzata la tutela assicurativa per studenti impegnati nei percorsi scuola-lavoro, includendo anche gli spostamenti casa-scuola.
È inoltre vietato l’impiego degli studenti in attività considerate ad alto rischio sulla base della valutazione dei rischi dell’azienda ospitante.
Queste misure incidono direttamente sulle politiche di inclusione e tutela delle categorie fragili, richiedendo alle imprese una gestione più attenta delle condizioni di lavoro e delle responsabilità verso i lavoratori.
Microimprese e PMI
Un’attenzione specifica è rivolta alle microimprese e alle piccole e medie imprese, spesso più esposte a difficoltà economiche e organizzative. L’INAIL è chiamato a sostenere l’adozione di dispositivi di protezione individuale tecnologicamente avanzati, favorendo soluzioni innovative anche nei contesti produttivi più piccoli.
Il sostegno all’innovazione in materia di sicurezza contribuisce a ridurre il divario tra grandi imprese e PMI italiane, rafforzando l’omogeneità delle pratiche di tutela lungo le catene del valore.
La normativa ribadisce inoltre l’obbligo per il datore di lavoro di garantire l’efficienza, l’igiene e la corretta gestione dei DPI, chiarendo il loro ruolo all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi.
Tutto passa dal SIISL
Il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) diventa un punto di riferimento centrale per la tracciabilità delle competenze e delle attività formative in materia di sicurezza. Le informazioni confluiranno nel fascicolo elettronico del lavoratore e potranno essere utilizzate sia dalle aziende sia dagli organi di vigilanza.
I datori di lavoro che accedono a incentivi contributivi finanziati con risorse pubbliche dovranno pubblicare le posizioni aperte sulla piattaforma, rafforzando trasparenza e responsabilità.
Badge digitale
Un’altra novità sostanziale è quella del badge digitale con codice univoco (anche in formato elettronico), che verrà introdotto nei cantieri e nelle attività a maggiore rischio. Lo strumento consente una migliore identificazione dei lavoratori e contribuisce al contrasto del lavoro irregolare, rafforzando i controlli e il sistema della patente a punti.
Una sicurezza più concreta e condivisa
Il Decreto Salute e Sicurezza sul Lavoro segna un passo importante verso una prevenzione più concreta, fondata su formazione qualificata, strumenti digitali e responsabilizzazione delle imprese e dei lavoratori. La sfida, per le imprese, non si esaurisce nell’applicazione formale delle nuove disposizioni, ma consiste nella capacità di integrare la tutela della salute e sicurezza all’interno dei propri processi decisionali e organizzativi, rendendola parte strutturale della gestione aziendale. Un approccio che, nel tempo, contribuisce a consolidare una cultura del lavoro attenta alla prevenzione e alla tutela delle persone.
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