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CBAM: la nuova tassa europea sul carbonio. Quali aziende dovranno pagarla?

Dal 1° gennaio 2026 il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) è entrato pienamente in vigore alle frontiere dell’Unione Europea, dopo una fase transitoria durata due anni. Il nuovo meccanismo introduce una tassazione sulle importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio provenienti da Paesi in cui il costo del carbonio è assente o inferiore a quello europeo.

Il CBAM nasce per risolvere uno dei principali paradossi del Green Deal europeo. Le imprese dell’UE sono chiamate a intraprendere un percorso di transizione verso modelli produttivi ed economici più sostenibili, nel rispetto di standard ambientali più elevati che comportano anche costi maggiori. In assenza di adeguati correttivi, questo costoso processo rischiava di mettere le aziende europee in una posizione di svantaggio competitivo rispetto ai concorrenti extra-UE, spesso soggetti a norme ambientali meno rigorose.

Come funziona il nuovo Meccanismo europeo?

Con il nuovo sistema, le aziende che importeranno nel mercato europeo prodotti ad alto contenuto di emissioni climalteranti dovranno acquistare certificati CBAM, il cui prezzo riflette quello del carbonio nel mercato europeo regolato dall’Emissions Trading System (ETS).

I settori coinvolti in questa prima fase sono acciaio, alluminio, cemento, ferro, fertilizzanti minerali e chimici, energia elettrica e idrogeno. Si tratta di comparti che rappresentano circa il 15% delle emissioni annuali dell’Unione Europea. Attualmente, il valore di una quota di carbonio si attesta intorno agli 87 euro per tonnellata di CO₂, dopo il picco superiore ai 100 euro raggiunto nel 2023 e il successivo ribasso registrato nel 2025.

Una decisione storica

Con il CBAM, l’Unione Europea segna un momento storico: è la prima volta che un mercato di queste dimensioni introduce un prezzo del carbonio alle frontiere, trasformando di fatto la politica climatica in uno strumento di politica economica e finanziaria.

L’introduzione della tassa europea sul carbonio non è passata inosservata. Le critiche si sono concentrate su diversi aspetti: il rischio di un indebolimento della competitività, l’aumento dei costi per gli importatori europei e la complessità operativa del sistema. Secondo alcuni, uno strumento pensato per livellare lo svantaggio competitivo potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Allo stesso tempo, per molte aziende extra-UE emerge il rischio di perdere terreno nel mercato europeo, soprattutto in presenza di dati incompleti o poco affidabili sulle emissioni incorporate nei prodotti esportati. In questo scenario, la qualità dei dati sulle emissioni diventa un requisito commerciale fondamentale. Non sono più sufficienti dichiarazioni generiche: servono informazioni misurabili, verificabili e comparabili.

Il rischio di Carbon Leakage

Nonostante le critiche, il CBAM è stato considerato un passaggio necessario. Il rischio alternativo era quello del Carbon Leakage, ossia della delocalizzazione della produzione da parte delle aziende europee, con un conseguente aumento complessivo delle emissioni globali. Per anni questo rischio ha influenzato in modo rilevante il dibattito sul rafforzamento del sistema ETS, orientando le politiche verso il prolungamento dell’assegnazione gratuita delle quote di emissione, spesso definite come veri e propri “diritti a inquinare”.

Per limitare il rischio di fuga delle imprese europee, il nuovo sistema prevede anche un fondo temporaneo di decarbonizzazione, finanziato in parte dai proventi del CBAM. Fino al 2028, le entrate saranno destinate agli Stati membri; successivamente, le risorse potrebbero essere ripartite per il 25% agli Stati e per il 75% al bilancio dell’Unione Europea.

Critiche extra-UE

Le critiche non arrivano solo dall’interno dell’UE. Anche a livello internazionale il CBAM ha generato forti reazioni, in un contesto geopolitico già segnato da crescenti tensioni commerciali. Gli Stati Uniti hanno cercato di esercitare pressioni per spingere l’Unione Europea a riconsiderare l’entrata in vigore della tassa sul carbonio, mentre il blocco dei Paesi BRICS ha definito il meccanismo una misura protezionistica e non compatibile con le regole del commercio internazionale.

La Commissione Europea sostiene invece che il CBAM sia pienamente compatibile con le norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in quanto basato su criteri ambientali e applicato in modo non discriminatorio.

Stefano Piovani

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