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CSRD e due diligence dopo Omnibus I: guida alle principali novità

A dicembre 2025 il Pacchetto Omnibus I torna al centro del dibattito europeo con la sua approvazione formale, segnando una tappa cruciale nel percorso di semplificazione della normativa UE in materia di sostenibilità d’impresa.

Presentato ufficialmente dalla Commissione Europea il 26 febbraio 2025, il pacchetto Omnibus nasce con un obiettivo chiaro: semplificare e rendere più proporzionata la struttura regolatoria europea in ambito ESG, riducendo gli oneri amministrativi del 25% per tutte le imprese e fino al 35% per le PMI, senza compromettere le ambizioni climatiche e sociali dell’Unione.

Dopo mesi di confronto, il 9 dicembre è stato raggiunto un accordo provvisorio tra Parlamento e governi dell’UE sui due dossier più sensibili: rendicontazione di sostenibilità e due diligence. L’intesa è stata poi approvata dal Parlamento Europeo il 16 dicembre 2025 con ampia maggioranza (428 voti a favore, 218 contrari e 17 astensioni). Resta ora solo il via libera formale del Consiglio dell’UE, atteso nelle prossime settimane di gennaio prima dell’entrata in vigore definitiva.

Semplificare la sostenibilità preservando la qualità delle informazioni

Il Pacchetto Omnibus I non introduce una deregolamentazione della sostenibilità ma interviene per correggere alcune rigidità emerse nella fase iniziale di applicazione delle nuove norme. L’idea di fondo è semplice: indirizzare gli obblighi di sostenibilità verso i rischi e gli impatti ambientali e sociali più significativi, evitando adempimenti formali e ridondanti che aumentano la complessità senza migliorare la qualità delle informazioni.

Le principali modifiche riguardano i due seguenti pilastri della normativa europea:

CSRD

Uno dei principali interventi del Pacchetto Omnibus I riguarda la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), con un perimetro di applicazione più selettivo.

Infatti, saranno tenute alla rendicontazione di sostenibilità solo le imprese dell’UE che superano entrambe le seguenti soglie:

  • più di 1.000 dipendenti in media
  • fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro

Gli obblighi si estendono inoltre alle imprese extra-UE che realizzano nell’Unione un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, includendo le loro controllate e filiali europee con ricavi superiori a 200 milioni di euro.

Dal punto di vista operativo, Omnibus I semplifica il reporting di sostenibilità riducendo ciò che le imprese devono effettivamente raccogliere, analizzare e pubblicare. In concreto:

  • le aziende non saranno più tenute a rendicontare ogni singolo indicatore previsto dagli standard, ma solo quelli realmente rilevanti per la propria attività e i propri impatti;
  • la rendicontazione settoriale diventa facoltativa: in origine il quadro normativo prevedeva che le imprese integrassero il reporting ESG con informazioni specifiche per il settore di attività, pensate per descrivere impatti, rischi e opportunità tipici di determinati comparti economici. Con le nuove disposizioni, questo livello di dettaglio non è più obbligatorio e può essere evitato quando comporta analisi complesse e costose senza apportare un reale valore informativo;
  • le grandi imprese non potranno chiedere dati dettagliati a fornitori e partner più piccoli, se non nei casi strettamente necessari, evitando che gli obblighi di sostenibilità si scarichino a cascata sulle PMI.

Due diligence: obblighi più mirati per le grandi imprese

Il Pacchetto Omnibus I interviene anche sulla due diligence, restringendo il perimetro di applicazione e rafforzando un approccio basato sul rischio. In base all’accordo provvisorio, gli obblighi si applicheranno solo alle grandi imprese dell’UE con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 1,5 miliardi di euro, nonché alle imprese extra-UE che superano la stessa soglia di fatturato all’interno dell’Unione.

Le aziende interessate dovranno condurre esercizi di scoping per individuare i rischi più rilevanti lungo la propria catena di attività, concentrando gli sforzi dove l’impatto potenziale su persone e ambiente è maggiore. Le richieste informative ai partner commerciali con meno di 5.000 dipendenti saranno ammesse solo quando strettamente necessarie.

Rispetto all’impostazione originaria, non sarà più richiesto l’obbligo di predisporre piani di transizione volti a dimostrare la compatibilità del modello di business con il passaggio a un’economia sostenibile.

Dal punto di vista temporale, la direttiva sulla due diligence troverà applicazione a partire dal 26 luglio 2029 per tutte le imprese rientranti nel suo ambito. Una tempistica che conferma come Omnibus I non riduca l’ambizione del quadro normativo, ma miri a renderne l’attuazione più realistica e focalizzata sui rischi effettivi.

Meno complessità formale, ma invariata responsabilità sostanziale.

Il messaggio che emerge è chiaro: la semplificazione introdotta da Omnibus I riduce il peso della quantità, ma sposta l’attenzione sulla qualità delle informazioni e sulla capacità delle imprese di individuare correttamente i propri impatti rilevanti.

In questo contesto, la sostenibilità si configura sempre più come una competenza strategica, che richiede metodo, dati affidabili e una visione di lungo periodo. Anche in un quadro regolatorio più proporzionato, le imprese saranno chiamate ad affidarsi a professionalità capaci di interpretare correttamente le norme e tradurle in processi coerenti, solidi e credibili.

Stefano Piovani

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